giovedì 8 marzo 2018

una vita(quasi) senza musica (quasi)


Si. Una vita... quasi, perchè la vita c'è ancora. Io sono qui e sono vivo, quindi non è tutta una vita, ma molta di quella passata fin qui. Allora dovrei dire molta vita, quasi del tutto senza musica. Si, quasi, perchè anche questo non è del tutto vero. Musica nella mia vita ce n'è stata, come si potrebbe vivere una vita senza incontrarla in ogni cosa, in ogni dove ed in ogni chi che incontriamo? Musica ce n'è stata, ma non era la mia musica.  Era la musica di chi cantava nei campi durante le giornata di lavoro, quella delle serate in paese con gli amici, alle giostre, durante le feste paesane, al cinema...ma la mia musica, quella che mi pareva avessero tutti i ragazzi della mia età, ecco quella, la mia musica preferita, il mio ritmo, io non ce l'ho mai avuto.
Nella mia infanzia quelli più grandi cantavano Villa o Tajoli, mille altri ma erano i "loro cantanti, la loro musica, io non me ne sono mai sentito catturato. Eppure, quando sono emigrato in Germania ero un ragazzo, e la musica c'era, eccome c'era. Allora era il periodo in cui ci si doveva schierare; eri per i Beatles o i Rolling Stones? e in Italia per la Caselli o Orietta Berti? Villa o Gianni morandi e Celentano? Per gli urlatori o per i romantici? e per la musica italiana o quella napoletana? Ecco io ascoltavo quello che capitava, ma non ne avevo una mia, mi piacevano delle cose di uno, altre di altri, ma io un  suono mio non lo "sentivo".
Poi, a una certa età, cominciai quasi senza accorgermene a mettere nel mio "cofanetto segreto" alcuni brani del grande Satchmo, molto di Duke Allington, molto della musica napoletana, e Pretty Voman, un disco che regalai a mia sorella appena uscito ma che non le piacque. In Germania avevo ascoltato i Birds, i Yardbirds, i Rockin'Devils con Bule Bule, ecco erano tante le voci e i suoni che riempivano i  miei giorni, ma la "mia" musica si andava rivelando molto lentamente.. io ero emigrato troppo giovane e senza nessuna cultura, avevo tante cose a cui pensare e troppi rischi di perdermi, per concedermi una gioventù spensierata che mettesse la musica tra le cose da portarsi dietro e dentro.
Quando divenni adulto e cominciai a fare i conti con i giorni passati, scoprii che senza accorgermene, gli echi di quelle canzoni e musiche incontrate per strada, nella mia vita, me l'ero portata dentro senza saperlo. 
Le teche rai furono molto importanti per recuperare gli avvenimenti e le musiche perse durante i cinque anni di Germania. Dentro il mio cofanetto ci finirono molte delle canzoni di Mina, Don Backy, Celentano e altri che non sapevo neppure come si chiamavano...sceglievo le voci, le melodie, poi cominciai con scegliere i testi, gli accordi e così finirono dentro il mio cofanetto De Andrè e De Gregori, molto di Dalla e molti stranieri, Aznavour, Mirelle Mathieu, e quasi tutti gli chansonniers francesi con Gilbert Becaud, Edith Piaf, Ives Montad....non mi sentivo più povero, le mie giornate non erano più senza fondo musicale...ogni pensiero, ogni cosa che facevo, la legavo ad un brano musicale o cantato. La musica è diventata per me un elemento importantissimo che mi ha arricchito molto.
Alla presentazione del mio secondo libro, (I miei giorni di vetro - 2006) al salone del libro del Lingotto di Torino, assoldai un violinista affinchè mi facesse uno sfondo musicale mentre io presentavo il mio libro ai convenuti.
All'inizio degli anni della mia pensione, dopo una vita lavorativa che era iniziata appena in grado di camminare (quasi) ho, finalmente trovato il tempo per cominciare una ricerca più dettagliata di tutte le cose che mi ero perso. In aiuto a quelli della mia età è arrivata la "rete".
Imparare sin dall'inizio ad usarla, a "navigare" è stata per me una fortuna. Ho così dato cittadinanza piena alla mia conoscenza. Ho potuto soddisfare il mio vuoto in ogni campo, grosso era quello cinematografico, cominciai a seguirne il filone e con quello di pari passo tornava quello della musica. Ora però mi accorgo che quelle chicche che mi erano sfuggite, hanno il gusto delle ciliege mature dimenticate tra le fronde. Una goduria. 
Specialmente in questi ultimi due mesi di inverno del 2018 che il mio tempo libero mi ha concesso di scoprire ed ascoltare (un milione di volte) tutta la produzione degli AbbA. non riesco più a vivere senza ascoltare almeno una volta al giorno la loro Chicquita, o Fernando, unico brano che avevo ascoltato in Germania senza conoscere chi la cantava, e le loro "The winner tacke it all", ma mentre li cito penso di far torto agli altri loro brani e non voglio. I loro brani, quelli di Mia Martini, di Califano, la Sally di Rita Bellanza e molta altra musica, tanta da non potermela più scegliere ma e lei che prende me quanto vuole...ecco ora non so più se non sia lei a possedermi... Peccato. La musica è giovane. E' giovane sempre e meritava di essere incontrata da giovane...io, ormai ho settant'anni...e quell'animo giovane che lei mi tiene dentro, non va molto d'accordo con un corpo che le sta più dietro...non voglio essere come quei vecchi che sposano le giovani badanti che  incontrano in vecchiaia...Però è bello sentirla dentro in questo modo e mi ritrovo a cantarle io a lei una vecchia canzone che non mi sembrava mia, ma mi torna molto utile ora..." Signorinella pallida dolce dirimpettaia del quinto piano, sono trent'anni che non vedo Napoli - e sono triste e stanco e fo il notaio.... al mio paese nevica, il campanile della chiesa è bianco, tutta la legna  diventata cenere...è un pò stonata la scena, alla mia età ci si accorda sulle note di Albinoni chi prima chi dopo...ma io insisto a mettere una colonna sonora alle mie giornate che sembra stonare con la scena.
Mi sembra un doppiaggio mal riuscito. Vivo i miei settant'anni canticchiando motivetti giovanili come fossi un frequentatore di concerti e discoteche...ma che fà...anche il resto mi pare abbastanza in dissonanza; sono nonno di un dodicenne e padre di un bimbo di sei anni. Qualcosa non è stato ben registrato sin dall'inizio...inutile farne uno scandalo ora.