venerdì 20 novembre 2015

NON SONO FRANCESE!

Mano a mano che le giornate passano, sui fatti di Parigi e su quella del Mali, ci arrivano notizie che tentano di confonderci la mente, di farci ragionare come una unica mandria di pecore. Ma se usiamo il cervello individualmente e stiamo a sentire bene quello che molti intervistati ci dicono, non possiamo non trarre delle conclusioni completamente differenti da ciò che si aspettano.
La Francia é stata fino ad oggi (insieme all'Inghilterra) la Nazione europea che ha seminato più morte e distruzione in giro...dominato per lunghi periodi popoli ai quali ha distrutto tutto e tolto la libertà, chiuse le scuole, distrutte le culture locali ed oggi, pretende di lamentarsi con gli amici europei che qualcuno le ha fatto la bua. o meglio, ha fatto bum nel suo territorio, ma le vittime sono (sembra incredibile) più dio altre nazionalità che francesi doc.
Alcuni personaggi, giornalisti ed esperti di problemi internazionali, ci dicono che per le colpe di ciò che i francesi hanno fatto nel mondo, quel che sta succedendo è praticamente quello che ci si doveva aspettare. Il casino che ha suscitato bombardando la Libia è un errore che paghiamo tutti in Europa ,specialmente l'Italia, invasa quotidianamente da gente che scappa dai luoghi bombardati dai francesi e inglesi. Tutto porterebbe ad una unica soluzione del problema: l'occidente dovrebbe dichiarare guerra alla Francia e all'Inghilterra.per non parlare degli amici oltreoceano... ecco chi sono, da dove arrivano e perchè sono IN DIRITTO di giurare alla Francia UN GIORNO TE LA FARò PAGARE!






Si può rifiutare la cultura della violenza solo distinguendo la forza dalla violenza e rifiutando la violenza in ogni caso, secondo l'imperativo della dottrina sociale della Chiesa, così efficacemente espresso al paragrafo 31 dell'Enciclica "Populorum progressio" di Paolo VI: "la violenza provoca nuova violenza; non si può combattere un male a prezzo di un male più grande". E nel "Discorso di Puebla" Giovanni Paolo II ha mostrato l'equivoco della scelta, compiuta anche da certi religiosi, spinti dalla cosiddetta "teologia della liberazione", di un impegno di violenza rivoluzionaria in favore degli oppressi. Alla cultura della violenza il cristiano oppone la legge della verità e della giustizia: la levatrice della storia non è la violenza, ma la croce, che è frutto di carità e misericordia.