mercoledì 12 luglio 2017

Viaggi nel tempo o nello spazio?

Nell’immagine sotto, che ritrae l’inaugurazione del ponte di South Fork a Gold Bridge, Columbia Britannica, si può notare un uomo con un abbigliamento e un paio di occhiali da sole non in linea con la moda dell’epoca (l’uomo nel cerchio bianco).


La fantasia sfrenata. Ecco cosa ha determinato il mio viaggio, la mia vita.
Senza tutori che mi incanalassero lungo la strada del buonsenso, della misura e dell'equilibrio mentale, la mia fantasia di bambino autistico (malattia mai diagnosticata da uno specialista, ma che ora posso riconoscere con serenità) mi ha portato per lungo tempo in un viaggio solitario nel tempo.
Era scoppiata all'improvviso dopo il 10 marzo del 1956, il giorno della morte di mio padre.
 Da quel giorno, io mi chiusi in un silenzio freddo e isolante e addio al mondo. Da allora, io ho viaggiato con la fantasia in un lungo solitario viaggio interstellare.
Con quella riserva infinita di carburante di rabbia, della quale ti fornisce la morte di un padre, nella tenera età dei tuoi primi giorni di scuola.
Fino a quel momento, non mi ero separato un minuto da lui, fino al suo ultimo respiro.
Ho viaggiato per anni in un fantastico perdermi in lungo e largo nel buio siderale del nostro universo. Io ho visto cose che solo altri viaggiatori solitari hanno potuto vedere, dalla loro astronave.
La mia assenza tra gli altri sulla terra, famigliari o meno, era testimoniata dalla stessa chiusura totale con la quale segnavo la mia presenza: un insormontabile  e gigantesco NO.
Un NO maiuscolo, determinato e ossuto, col quale escludevo tutti dalla mia vita.
Ho, invero, consentito (ogni tanto) ad una unica persona di potersi collegare con me in quegli anni, le ho permesso di toccarmi, di parlarmi e a lei rispondevo: mia Madre.
Lei sarebbe ora, l'unica che potrebbe dire che sto raccontando balle, che io in realtà, son sempre stato qui e che non ho mai viaggiato, mentre tutti gli altri potrebbero solo affermare che é tutto vero; io sono stato assente per molto tempo, cadenzato da una unica sillaba nei loro confronti:NO!
Io rispondevo no a qualsiasi cosa loro dicessero, manco li ascoltavo. Ero assente, ero in viaggio da solo, al buio e al freddo, avevo bisogno di non essere lì, avevo bisogno di vedere cosa c'era oltre il cielo ed il sole, oltre il buio e la morte. Dovevo trovare la mia strada dopo che la sua mano mi aveva lasciato.
Dovevo cercare e ritrovare me ma prima, dovevo capire e vedere dove era andato lui. Questo viaggio è quello che noi chiamiamo "elaborazione di un lutto".
Ho scoperto così, che mentre gli altri cercavano un rapporto col mio corpo, il mio spirito aveva imparato a volare nel vuoto ed un biorno l'ho ritrovato.
Dopo molti anni ho ritrovato lui, piano piano ho ritrovato me, poi il viaggio è finito e sono tornato. Magari non del tutto, magari non per sempre, però sono più presente agli altri e, sicuramente, coi piedi per terra.
Le cose viste in quel viaggio appaiono e sono diverse, dilatate e colorate come sono dalla rabbia e dalla disperazione, dal dolore della ferita e dalla necessità di superarle.
Così ho visto come e dove vivevamo prima.
Come le amebe erano diventate uomini e donne (non tutte e non sempre).
Ho visto come e chi ha inventato le religioni, ha poi inventato i soldi per le offerte, chi ha inventato ed instillato i sensi di colpa negli uomini (unici animali soggetti a questo veleno) ha inventato i rimedi (a pagamento) e chi ha inventato le differenze e le guerre.
Viaggiare nel tempo é una cosa miracolosa. Quando torni dal viaggio, gli altri manco si sono accorti che tu mancavi. Loro si attaccavano ai tuoi scorbutici no e liquidavano la faccenda col dirsi che avevi un brutto carattere. Tutti quei no a tutti, li aveva convinti, e tutti erano d'accordo su questo.
Così non si erano accorti che tu non c'eri e che quei tuoni che sentivano come un no, erano solo i motori sincronici dei tuoi razzi, durante le correzioni di rotta.
Alla fine tornai.
Tornai e ripresi a vivere come prima.
Cioè no, ero più cosciente di prima, più maturo, più esperto, più...navigato.
No, non avevo viaggiato nello spazio, quello è più difficile, costa, stanca ed invecchia.  Provate a fare un vaggio in aereo, anche solo di due giorni e vedrete che siete sfiniti come se avreste fatto a piedi il percorso. Vi ci vorranno diversi giorni per rimettervi.
Quello che ho fatto io era un viaggio nel tempo; l'unico veramente da sempre possibile.
E' praticamente quello che facciamo tutti da sempre, continuamente, ma mi accorgo che è difficile che chi non l'ha provato in stato di coscienza, se ne possa rendere conto.
Per me é incredibile!
Vedo che tutti seguite i progressi della scienza, degli uomini di intelletto, di quelli che chiamiamo "profeti", per sapere come librarci liberi nello spazio. Ma intanto che qualcuno inventi una macchina, che sia capace di farci viaggiare nel tempo come Doc Brown e Martin ( Christopher Lloyd e Michael J. Fox in "Ritorno dal futuro"!) ma nessuno si accorge che i viaggi nel tempo, sono l'unica cosa che facciamo quotidianamente tutti. 
Non é bastato, al genere umano, toccare con mano.
 Le esperienze fatte con quelli che chiamiamo geni, uomini che sopsettiamo siano venuti, in varie epoche, dal futuro, per operare cose "d'altro mondo!"
Pensare a Leonardo, a Tesla, a Marconi o Einstein...e a mille altri, più o meno noti, non serve a niente.
Ma neppure i propri viaggi quotidiani, che tutti facciamo, servono a molto. 
Noi siamo tutti uomini del futuro, che compiono azioni nel presente che determineranno le cose nel futuro.
Anzi, il presente è solo proprio quell'attimo in cui svogliamo un'azione che immediatamente diviene una azione del passato, che determinerà le cose nel futuro.  
Se facciamo il pane (è solo uno stupido esempio) misceliamo cellule e atomi che si trasformano e che nel futuro ci daranno da mangiare. 
Si va bene, è uno esempio immediato e che sembra una azione svolta tutta nel presente, ma non è così. 
Non siete d'accordo? Bene, allora facciamone uno con un respiro diverso: Se risparmiate oggi e mettete i soldi in banca cosa fate? Cercate di mettere le cose in modo da sapere cosa potrete fare nel futuro. A meno che non siate così sfigati da affidare il vostro passato per il vostro futuro al Monte dei Paschi o alle Banche venete....
Però mi pare che stiamo avvicinandoci alla comprensione vero? Si ho fatto due esempi proprio scoraggianti. 
Uno non è serio se parla di un argomento serio e fa degli esempi così frivoli. 
Ora però facciamo un esempio serio: In tanti ci siamo resi conto che se non modifichiamo, immediatamente e molto, dei mostri comportamenti  che mettiamo in atto quotidianamente, il nostro pianeta (e la nostra sopecie) non ha futuro. 
In tutto il mondo si cerca di porre rimedio alla frenesia che ci spinge a triturare ogni cosa, consumandola. 
Bene questo impegno alla salvaguardia del pianeta, che cos'è se non un intervento per il futuro che svolgiamo nel presente? Ma non sono solo queste azioni, in parte immateriali, difficili da visualizzare che compiamo nel passato per il futuro. 
Ci sono opere quotidiane, di chi è in certi posti, dove si decide non solo il proprio futuro, ma si mettono le basi per il destino di tanti, se non di tutti, che noi dobbiamo imparare a percepire come interventi di uomini del futuro che sono venuti ora da noi per far cambiare le cose che determinerebbero una precoce fine del presente e la dissolvenza di un futuro. 
Uno pensa, ma se gli esseri del futuro, possono intervenire nel passato perchè possono viaggiare nel tempo, perché non intervegono per far smettere certe brutture? 
So che è difficile comprendere , ma se non ci sono guerre da oltre sessant'anni, in Europa, chi lo dice che non siano stati uomini del futuro in viaggio nel passato, quelli che hanno intuito che per scongiurare il pericolo, bisognava, allora, fare qualcosa?
Hanno buttato giù le basi per la pace e la collaborazione allora, nel passato, affinchè oggi potessimo ancora essere qui a godere del regalo della vita. 
Ognuno di noi è un viaggiatore nel tempo che fa interventi per sistemare le cose affinchè nel futuro le cose vadano in un certo modo e non crediate che le piccole azioni siano meno importanti di quelli grandi. Il futuro che ci troveremo a vivere domani e dopo, dipenderà da quello che abbiamo fatto e stiamo facendo or, nel passato.