domenica 23 ottobre 2016

Dejà vu

 Insieme a tutto quello che ci viene propinato nel campo della ricerca e delle novità scientifiche, relative alla scoperta di pianeti vivibili simili al nostro, ma troppo lontani per essere raggiunti con le tecnologie  attuali,( ed anche dato per scontato che gli scienziati, siano censurati dai governi, sulla reale potenza attuale di tali tecnologie), nessuno ha fatto parola sulla reversibilità dei pianeti, né sulla capacità della razza umana di riusare ciò che in un primo tempo ha usato e, magari, distrutto.
Ma il tentativo di ridare vita a Marte, la dice chiaramente tutta su questa possibilità.
L’avventura è ormai ad uno stato tanto avanzato, che ha reso palese a tutti l’intento reale.
La nostra razza, con tutto il corredo di flora e fauna (anche se al netto delle specie che si sono estinte) proviene da Marte ed ora, pressati dalla necessità di trovare una soluzione possibile al sovraffollamento e alla fine delle risorse terrestri, non ancora in grado di viaggi interstellari, cerca una soluzione possibile ed immediata per sopravvivere.
Armato di tutto punto come James Appleseed

 (Giacomino seme di mele) è pronto a seminare Marte per riportre il pianeta rosso a nuova vita.
Rigenerare Marte, il pianeta sul quale avevamo fatto prima la stessa esperienza, rendendolo un deserto, è l’unica soluzione possibile ora.
Quando su quel pianeta raggiungemmo la massima espansione e tecnologia possibile, sulla terra c’era il paradiso:
Questo mondo era coperto da un unico continente ricoperto di foreste primordiali e vergini.
La vita animale giganteggiava dappertutto e i dinosauri, i veri terrestri, avrebbero impedito a chiunque di poter allignare qui.
A chiunque, ma non all’uomo marziano, che somigliava poco a quello terrestre moderno nel quale si è evoluto.
I marziani decisero che non potevano fare a meno di colonizzare la terra.
Dopo aver esplorato le lune e i pianeti del nostro sistema ( su alcune lune avevano persino costruito delle basi che fungevano da avamposti) decisero che dovevano fare subito qualcosa. I governi marziani, ormai sotto nel panico, perdevano tempo in chiacchiere marziane, così, in mancanza di un indirizzo preciso, i militari, limitati nel cerebro ma non nel muscolo, spedirono contro la terra una bomba di tale potenza che neppure il più grande degli asteroidi avrebbe potuto fare più danni, se avesse colpito il pianeta azzurro.
La catastrofe fu totale, la vita sulla terra, di qualsiasi genere, si estinse.

Le polveri che si alzarono oscurarono il sole per secoli, la pangea si divise e i continenti cominciarono la loro deriva. Poi vennero il pleistocene ed il pliocene, ma non subito uno dietro l’altro, perché il pleistocene non voleva finire e s’inventò un periodo che fu detto pleistocene inferiore o tardo. I più lo chiamarono tardo proprio perché non la voleva capire di andarsene, ma alla fine dovette cedere e il pliocene arrivò e fece abbassare il livello dei mari.
Le polveri s’erano posate ormai e tutto era stato ricoperto. Tant’è vero che quando cerchiamo le ossa dei poveri dinosauri e anche delle piramidi, li troviamo sotto metri e metri di terra e sabbia.
 I marziani erano ormai allo stremo, Marte era un unico deserto sempre più polveroso e rosso, ed anche sulla terra c’erano le radiazioni ancora forti, furono costretti a partire ed arrivare qui.

Quelli che arrivarono qui adulti erano grigi, mentre l’astronave era una grande cellula di ibernazione di ovuli fecondati.
Il Comandante atterrò meglio di come ha fatto la Schiapparelli la settimana scorsa, e quando spense i motori schiaccio un interruttore e disse: “ Fiat lux!”.. tutta l’astronave si accese e cominciarono a nascere bambini terrestri.
I primi non erano molto belli, ma le radiazioni li fecero diventare ancora più brutti e selvaggi. Alcuni impazzirono ed uno uccise il fratello Abele con una mascella di asino (dicono, ma era di un piccolo di dinosauro).
Ci vollero molti anni, secoli e millenni, prima che i nuovi terrestri, potessero dirsi uomini e donne, ma alcuni scienziati inviati da Marte (ormai morente) vennero sulla terra ad indirizzare verso lo sviluppo ed il progresso la nuova razza ed oggi siamo ancora al punto di rottura di un pianeta e dobbiamo ripartire.
 Se ce la faremo a fare la respirazione a bocca a bocca, torneremo ancora a casa su  Marte,se no…amen.
Alcuni dicono che se ce la facciamo sarà per merito di quegli antichi scienziati, altri affermano che è, di nuovo, colpa loro se siamo costretti ad andare. 

Comunque sia, speriamo solo che l’astronave atterri meglio della Schiapparelli e qualcun altro dica "Fiat Lux!"