martedì 14 gennaio 2014

la pedana del vigile urbano Mieli.

Paolo Mieli rifà i conti alla Storia e li rifà a suo modo. Nel suo ultimo libro, analizza gli eventi e puntualizza, assumendo una posizione di arbitro del passato, che ripara gli sbilanciamenti della direzione della gara in diretta. Come se, proprietario di una sorta di moviola del passato, attraverso la lente quieta del presente, pone i presupposti per le sorti del futuro. Mieli fa questo tipo di discorso: Siccome nel raccontare le cose del passato, qualcuno ha fatto pendere i meriti da un lato e i demeriti dall'altro (e questo non è possibile secondo Mieli) ora é il momento giusto per rimettere a posto i pesi, per riconoscere che non tutti i torti stanno da una parte e non tutte le ragioni dall'altra e così facendo, altro non fa, che una operazione di mediazione postuma, di ciò che è stato raccontato sull'avvenimento preso in esame e lo analizza col punto di vista di chi lo ha subìto, affidando al futuro una nuova storia, depurata dalle storture che negli anni e secoli ha(secondo lui) assunto. Come un vigile urbano (un ghisa, lo si chiamava nella  sua Milano dell'infanzia) prende una pedana, la pone nel presente e si accinge a districare il traffico di idee e posizioni caotico che ci sta bloccando attorno ad un incrocio della storia contemporanea. Mieli é dotato di grande intelligenza e cultura, sa che quello che stiamo vivendo é un periodo di grande importanza, la crisi dei valori che ci hanno traghettato dal XX AL XXI secolo é palese ormai da tempo e non può continuare in eterno, così come la crisi della credibilità della politica deve trovare uno sbocco, altrimenti ci soffocherà o esploderà trascinandoci tutti in un marasma di dimensioni globali e, pure, la crisi economica deve trovare una soluzione controllata e consentita, perché anche lo sfascio, non può essere un guado interminabile. Il fatto rilevante di questa sua operazione, sembra essere quella della posizione giusta nella quale si pone per poter guardare a trecentosessanta gradi equidistante da tutto e tutti, Mieli sa che questo non è possibile con la storia, pur partendo dai trenta denari di Giuda, passando e per Spartacus, non mi convince che avendo ridato nuovo smalto a quelle vicende, si possano sistemare anche le questioni odierne ridando una nuova lettura degli avvenimenti. Il processo sembra essere il decorso di un giudizio sportivo: in campo qualcuno aveva avuto il cartellino rosso per una brutta, violenta azione di gioco, ma era stato coinvolto in quell'azione anche un avversario che aveva accentuato il fallo, così si riducono della metà le giornate di squalifica e si rimettono le cose a posto. Non fa brutta figura l'arbitro, il punito sembra trovare soddisfazione con la riduzione di pena ed il giudice sembra sicuramente più giusto dell'arbitro. Senonché il campionato é stato falsato dal vantaggio che ne ha avuto la squadra che giocando con un giocatore in meno, ha vinto la partita e che questo avrà comunque il suo peso su tutta la storia futura del campionato. Mieli sembra non curarsi di questo ed io non sono convinto che la strada per il futuro debba essere l'aggiustamento pacifico del passato, l'accettazione de fatto che oramai e così e niente altro si può fare. Pare quasi che Mieli si schieri con le assoluzioni di quei bruti che violentano un minore o una donna: ormai è fatta e siccome nulla può cancellare la storia, teniamo conto che la minigonna della donna ha provocato la violenza dell'uomo, infine...ci sono colpe anche sue, va in giro vestita così...Non sono d'accordo con il filtro che il direttore di tutte le più grandi testate giornalistiche, il direttore Rai più corto della storia (una settimana) vuole mettere alla storia, la devierebbe per sempre. Quando un vigile dirige il traffico in un incrocio, indirizza il traffico  a suo piacimento, non si può mettere un altro vigile al prossimo incrocio, sarebbe sicuro caos. Nella esperienza dell'unità d'Italia, il Paese è stato violentato e depauperato, deviato e sconvolto dall'occupazione del Regno delle due Sicile da parte del Piemonte sabaudo, va fatta piena luce su ciò che é avvenuto, resa giustizia e poi va ricostruito un ruolo di pari dignità delle persone e delle Regioni per continuare ad essere un Paese unito. Non si può prescindere da questo passaggio perché ormai é così. Per centocinquanta anni i meridionali siamo stati maltrattati come bestie dai conquistatori; derubati perfino della possibilità di sopravvivere sulle proprie terre, deportati e schiavizzati nei lavori più faticosi e malpagati, senza rispetto alcuno sfruttati e disprezzati, derisi e marchiati ancora oggi in quell'obbrobrio di istituzione che solo Torino ormai chiama Museo Lombroso e non credo che basti dire come fa Mieli: i Piemontesi avevano molti torti, ma i meridionali non avevano tutte le ragioni. Forse questa pacificazione é possibile con Giuda e Spartacus, non con Vilella che ha ancora i nipoti che lo piangono e di cui Lombroso si servì per classificare i meridionali con un marchio che ancora é impresso e conservato tra le mura di una vergognosa istituzione che prima va chiusa, ricollocata storicamente e poi, quando l'avremo scordata nei fatti prima che a parole, forse si potrà pacificare. Fino ad allora, Mieli è pregato di scendere dalla pedana dal centro dell'incrocio e sgomberare il campo, crea intralcio al percorso della storia. L'operazione di Mieli sembra studiata a tavolino per mettere in quiescenza le agitazioni che i torti storici e la gestione del potere ha provocato ed accumulato, per i fermenti che stanno lievitando e che rischiano di scombinare i piani di chi manovra le situazioni senza contrasti. Azzardo un certo stupore per la semplicità trasparente che emerge da una simile operazione: diamo il contentino a tutti coloro che abbiamo preso in giro, in modo che si rimettano le cose a posto per ricominciare a navigare senza malumori nella ciurma e onde anomali. Sembra quasi che Paolo Mieli, giovane sessantottino di Potere Operaio, sia passato, attraverso una incredibile carriera giornalistica iniziata all'Espresso già a diciotto anni, attraverso la Direzione dei giornali La Stampa di Agnelli e del Corriere della Sera, al Potere Occulto del Bildenberger, e che di questo sia una pedina di gran livello nelle manipolazioni di massa. Non vogliamo neppure pensare che l'essere ebreo abbia un peso in tutto questo.