domenica 6 ottobre 2013

Non ce l'avevamo già fatta?

A volerci credere ancora, alle panzane che i politicanti (non politici) italiani, noi siamo da tempo fuori dalla crisi. Lo diceva già il ministro Tremonti del governo del Bandana. lo disse(a più riprese) il ministro del governo tecnico di Monti e lo dice Letta quasi ogni giorno:" ...Se mi venite dietro siamo quasi fuori...ci vuole stabilità...la ripresa è dietro l'angolo..." In realtà, tutto rimane sempre tra quel: "ce l'abbiamo quasi fatta"...e quel"..sarebbe un peccato non continuare...". Il Paese è quasi fuori dalla crisi, non vorremmo (nessuno di noi) essere i colpevoli ai quali si possa, un domani, rimproverare:" ecco, a quest'ora eravamo fuori e per colpa tua...." non sia mai... Ma l'uscita dal baratro non si vede o, almeno, la crisi sembra cristallizzata al momento della soluzione prima adottata: togliere soldi dalle tasche degli italiani, smagrire le ricchezze accumulate, per (ri)finanziare le banche. A seconda del momento, come genitori che sanno sempre quello che fanno (per il nostro bene) i nostri moderni ciarlatani, hanno sempre la medicina giusta che cura tutte le malattie del nostro tempo. Ma mentre il popolo italiano versa in condizioni paragonabili alle carestie del tardo cinquecento, qui , l'unica cosa che passa, é il tempo. Così chi muore di crisi, non muore per quella odierna e presente, ma, quasi come trasportato nel tempo, muore per una malattia nuova e sconosciuta, essendo stata debellata (a parole) quella dell'altro ieri e quella di ieri, essendo quasi fuori dalla crisi di oggi. Basta dargli più tempo: STABILITA'. Parola magica questa, assunta a medicina per ogni crisi respiratoria del Paese e della gente. C'é un'altra minaccia che viene usata quasi quotidianamente dai nostri curanti ciarlatani:" attenti che se ci mandate gambe all'aria, diventiamo come la Spagna e peggio della Grecia..." e questa minaccia è bifronte, buona anche per alimentare fiducia e speranze e viene citata con l'imperativo quasi della mascella al balcone: "L'Italia no é nè la Spagna nè la Grecia!" questa spavalderia sembra dovuta solo al fatto che questi due Paesi, parenti stretti del nostro, non avrebbero proprio nessuna energia da spendere, in questo momento, con noi. O meglio; Alla Grecia non è proprio mai venuto in mente di dichiarare guerra all'Italia neppure quando le rubavamo l'arte e la cultura, la Spagna invece spende le sue forze per comprare pezzi d'Italia da portare alla corte di Madrid, prima che i tedeschi arraffino tutto. Per i primi dichiararci guerra, per l'offesa che ricevono quotidianamente dai nostri ciarlatani, sarebbe come se i padri si presentassero con una clava, a casa dei figli, per spaccare tutto, arrabbiati dalle critiche delle nuore. i secondi invece, si comportano come i parenti stretti, i fratelli, che espropriano delle eredità, quelli di loro che vivono lontano, emigrati in cerca di fortuna. Ed intanto la crisi è quà. Ben radicata nelle nostre case, sembra aver messo radici nei nostri muri e come i fichi che nascono sul campanile, lasciati crescere perché, da piccoli, sembravano ornamenti naturali che ci strappavano un sorriso di meraviglia, ora, dopo un inverno in cui l'abbiamo perso di vista, o facevamo finta che non c'era, come quando il Bandana vedeva i ristoranti tutti pieni, é rispuntata in primavera con una forza incredibile nelle ramificazioni sterili di frutti e le radici di quel piccolo fico, si sono espanse così nelle nostre pareti e pavimenti, che per estirparla adesso, rischiamo di far cadere tutta la casa. Così è la crisi; mettono una tassa per sanare un buco ed il giorno dopo scoprono che il foro non è completamente chiuso e intanto hanno scoperto un'altra crepa peggiore. E avanti così da un lustro. Più di 2700 suicidi hanno cadenzato questi anni di crisi, milioni di persone disoccupate, senza stipendi. Hanno creato una nuova categoria di essere umani, non disoccupati ma non stipendiati; gli ESODATI, tutto mentre continuano a dirci di stare fermi, di dargli fiducia, di non fare l'onda. NON TI MUOVERE! Come nel libro della Mazzantini e nel film di Castellitto, i politicanti italiani, tutti copie fotostatiche di quel nano di scilipoti, sono ridotti al ruolo di ciarlatani girovaghi sulle piazze (televisive) inseguiti dai poliziotti e dai finanzieri per lo svolgimento di pratiche mediche non autorizzate, spaccio di droghe di dubbia efficacia e provenienza, truffa della buonafede e induzione al suicidio. Ma appena saltano sulla bancarella che montano nelle piazze dei paesi e città ( appena catturano un microfono servile) la voce si leva con energia a rincuorare i morenti a fargli credere che stanno guarendo: " l'Italia ce la farà, ce l'abbiamo sempre fatta!.." Ma a parte l'Impero Romano, nel quale l'Italia non c'entrava niente (nda) ma quanto mai noi ce l'abbiamo fatta? In che cosa? Tra carestie e piaghe di malattie che debellavano la popolazione dello stivale, siamo riusciti (male) appena a sopravvivere e ad arrivare sino allo sbarco degli alleati(!) ai quali abbiamo consegnato le chiavi di casa e ci siamo seduti, ospiti in casa nostra. Abbiamo regalato Colombo alla Spagna (ora gli diamo la Telecom) e un milione di cervelli alla ricerca in tutto il mondo. Non abbiamo mai avuto una battaglia vinta e per ricordarcene una dobbiamo riandare a Canne. Siamo andati a far guerra in Africa con carrarmati (mini) molto simili alle scatole delle sardine che si bucavano con una lancia di canna ben affilata e con le scarpe di cartone abbiamo mandati i nostri fanti a piedi in Russia! Non abbiamo inventato la lampadina di Cruto per mancanza di finanziamenti, nè il telefono di Meucci per lo stesso motivo...L'unica cosa che abbiamo sempre saputo fare é porgere l'altra guancia, specialmente ai più forti, cioè a tutti! da Sacco e Vanzetti ai due Marò ancora prigionieri in India, passando per il Cermiss ed Ustica (tanto per stare nella memoria recente).Noi disconosciamo in Patria ciò che all'estero viene apprezzato come eccellenza italiana, dai Nobel come Fo al parmisàn e ai vini clonati con bustine in tutti i Paesi del mondo ( perchè siamo noi a produrre in Valdisusa quelle bustine). Noi italiani,siamo la cosa peggiore che ci poteva capitare. non ce l'abbiamo MAI fatta, in nessun campo! come mai pensiamo di farcela ora? Proprio ora che la crisi è mondiale, é seria? Siamo di fronte all'emigrazione di massa non più di persone in cerca di lavoro, ma di lavoro in cerca di persone. siamo in uno stato di salute precaria, pre-malattia, per la mancanza di prevenzione per mancanza di spiccioli con cui pagare i ticket sanitari, un medico che ci curi i denti, la vista, i reumatismi. Noi siamo un popolo alla frutta, sulla strada di un declino inarrestabile ed abbiamo, tutti, la faccia del Bandana costretto a votare la fiducia all'odiato Letta! Ma non siamo coscienti, non ce lo dicono ( e perché dovrebbero, non lo dovremmo sapere da noi?) che la razzia dei forti sui deboli é finita, che i deboli, derubati di tutto, stanno riversandosi nelle case dei ricchi per sopruso per mangiargli le gambe dei tavoli, che l'albero del mondo che cantava Giulio Cesare Croce per le piazze di Bologna, non ha più frutti da dare, che a forza di depredarlo di rami e foglie non dà più ricovero da offrire, nè il suo enorme tronco è più un rifugio sicuro per i viandanti. Quella era l'epoca dei Caracci e della pittura realistica e classica, del Mangiafagiuoli (li riscopriremo) così come ci renderemo conto che la sua ( Croce) " Cantina fallita" è l'emblema delle nostre aziende chiuse. Non ce l'abbiamo mai fatta, non ce la faremo neppure ora. I sopravvissuti lo diranno diversamente dopo, ma noi non ce la stiamo facendo; un mondo sta per finire:il nostro. Noi italiani, siamo morti con quei 350 che abbiamo lasciati alle acque del nostro comune mare. Il mondo sta aspettando l'asteroide Apophis che colpirà la Terra nel 2036, gli scienziati stanno cercando il sistema per deviarla, secondo me ci riusciranno; colpirà l'Italia!