domenica 19 maggio 2013

Quella strana malattia è immaginaria?

"La malattia di cui oggi soffre gran parte dell'umanità è inafferrabile, non definibile. Tutti si sentono più o meno tristi, sfruttati, depressi, ma non hanno un obbiettivo contro cui riversare la propria rabbia o a cui rivolgere la propria speranza. Un tempo il potere da cui uno si sentiva oppresso aveva sedi, simboli, e la rivolta si dirigeva contro quelli.
Ma oggi? Dov'è il centro del potere che immiserisce le nostre vite?
Bisogna forse accettare una volta per tutte che quel centro è dentro di noi e che solo una grande rivoluzione interiore può cambiare le cose, visto che tutte le rivoluzioni fatte fuori non han cambiato granché.
Tiziano Terzani"


Credo che sia un argomento che avrebbe bisogno di molte parole e di tantissimi lettori e, pur sapendomi tra questi ultimi, vorrei contribuire con un granello anch'io...la malattia mentale della quale oggi soffriamo tutti è determinata, in gran parte, dalla mancanza di radici sapute. L'emigrazione del secolo scorso le ha tranciate a tutti e solo pochi si sono adoperati per riconoscere la strada dalla quale siamo partiti, quei pochi, che si sono inventati esploratori della loro storia, hanno acquisito serenità, coscienza e conoscenza, hanno aumentato la loro comprensione delle difficoltà altrui, ne sanno il motivo da cui sorge l'inquietudine vacante di obbiettivi che pervade tutti e che Terzani definisce "la malattia inafferrabile". La generazione dei nostri padri soffriva di un senso di onnipotenza possessiva. Il padre/padrone che ci cresceva aveva tutto quel poco che c'era, i figli non avevano le chiavi di casa finchè vivevano "sotto il suo tetto". La proprietà familiare era saldamente nelle loro mani fino alla loro morte.Perfino la vita della donna che generava i suoi figli, era nelle sue mani per dipendenza economica e fattiva; una donna era solo la figlia di...poi diventava la moglie di.... e perfino dopo la morte del suo marito/padrone diventava la vedova di....,quando non diventava la vittima di suo marito al quale veniva riconosciuta l'impunità del "delitto d'onore" cancellato completamente dal codice italiano solo nel 1968.  Questo destino di privilegio/obbligo metteva gli uomini su uno scranno indiscutibile.Facilmente individuabile e perseguibile da chi gli succedeva. Oggi la malattia si è evoluta, dopo l'abrogazione di quel privilegio medievale sulla vita delle donne, impunito più di un fatto non commesso, oggi, la malattia invisibile che ha sempre distinto e coinvolto la figura maschile, più che altri, nel teatro del dramma, è mutata e coinvolge le altre comparse della vita, sconvolgendone i ruoli e la possibilità di una vita "presente" ai suoi attori.Le donne, in primis, ne sono state le prime vittime. Dopo aver secolarizzata internamente la figura dell'uomo come proprio padre-padrone-guida-amante-, non ha saputo più riconoscere il compagno di viaggio che si è ritrovato accanto. Il padre democratico, senza più potere sulle sue decisioni, l'ha lasciata quasi orfana, nella difficoltà di fare le sue scelte in un mondo che cambiava velocemente a suo favore si, ma che non l'aveva attrezzata di strumenti per comprenderlo e indicazioni. Che cosa doveva fare la donna che arrivava nelle città del nord industriale, vestita di nero, in lungo, dai capelli neri e ricci, raccolti in un toupé sulla nuca? La povera femmina che quasi non aveva diritto di parola nel decidere il destino della famiglia, lei che doveva, nel bene e nel male, seguire un uomo al quale aveva detto, volente o nolente, di si. La donna della civiltà industriale, guadagnava il diritto(?) al lavoro (anzi ne avrebbe avuto due per sempre, con quello in casa mai riconosciuto) alla parità di dignità (almeno in famiglia e per modo di dire) alla parità economica (mica tanto) ma qual'era il suo nuovo posto nella società? Nessuno disse alle donne dove avrebbero dovuto inquadrarsi nella nuova società industriale. Avrebbe dovuto scoprirlo da sola, mentre gli uomini facevamo barricate singole e di specie, contro ogni loro tentativo di camminarci di fianco. Questo fatto, lasciato alla soluzione individuale ha confuso parecchio i ruoli e le persone; non ci sono stati più modelli da seguire, ognuno trovava un suo modo di agire e porsi in società e qualsiasi modo valeva quanto un altro, in una sorta di anarchia comportamentale nella quale ognuno decideva per se, con il suo gruppo. Anche le donne, sempre più autonome ed indipendenti, non hanno saputo fare altro che mutuare comportamenti e modelli maschili. Si può ben comprendere come la confusione abbia spaesato un pò tutti. Quei comportamenti patriarcali sbagliati, che ergevano gli uomini a unica guida del gruppo familiare, diventavano, nella donna, ancora più destabilizzanti; ognuno voleva andare nella propria direzione, nel gruppo familiare uno valeva uno e dove due non sono una somma, ma ognuno se stesso, la scissione è scontata. Il nucleo familiare non più composto da due da molecole diverse che si attraggono, so scompone. La scissione nella famiglia italiana, produce una umanità di singoli. Siamo tutti parti di nuclei familiari scissi. Il divorzio, è preso in considerazione dai giovani che sono in età di formare una loro famiglia, ancora prima del matrimonio. Diventa un fatto quasi inevitabile, pur con milioni di motivazioni individuali tutte inevitabilmente e apparentemente giuste, ma completamente personali, singole, incapaci di costituire un nuovo modo di pensare pur diventando un modo di vivere. Anche questo processo, come quello della parità femminile, viene lasciato nelle mani di chi lo subisce. L'attore recita una parte nuova, non sperimentata prima, senza guida e senza autori; è lui che deve scriversi il copione e fare da interprete e regista.  Persone sconosciute che diventano coppia e si imparentano con persone che non conoscono e che, dopo un poco, ridiventano sconosciuti e nemici tra loro. Ancora oggi non esiste una casistica di quanti morti abbia prodotto il divorzio. Quante vite sia costata questa libertà individuale di autodeterminare la propria vita, sconvolgendo però anche quella degli altri. Così un uomo ed una donna si trovano ad essere generi e nuore di più suoceri nella propria esperienza pluri-matrimoniale. Padri e madri di figli non più propri,  spaesati e feriti appena nati o più avanti,zii di nipoti mai presi in braccio . In un coacervo di intrecci che difficilmente si possono districare, uno si imparenta con un mondo inspiegabile agli altri e che, nell'esaltazione dell'individualità, come libero arbitrio, finisce per non coinvolgere gli altri alle proprie scelte di vita, anzi, a propria difesa, l'individuo sviluppa una sorta di pellicola trasparente che lo isola ancora di più. In questo brodo primordiale di rapporti distrutti alle spalle e senza indicazioni di fronte, i figli crescono senza fiducia negli altri e gli altri sono i propri genitori, coloro che ti hanno messo al mondo senza saperti dare una strada da seguire, distruggendo prima ancora che nasca, la fiducia dentro i giovani verso il gruppo, la comunità. Indicandogli come società, una umanità di singoli che si incontrano e si lasciano continuamente, senza stabilire legami forti che garantiscono sussistenza e reciprocità, che legano l'uno agli altri da doveri e obblighi, da diritti e opportunità, da soli. Così i bambini, offesi dentro nei propri sentimenti difficilmente tenuti in debito conto, crescono con la convinzione che nessuno tiene a loro e, di conseguenza, tranciano i ponti e la storia, con tagli netti, difficilmente riparabili. Diventando esseri soli, più dei propri confusi genitori. Adulti che hanno perso di vista il loro passato, così difficile da essere vissuto, raccontato e compreso, tanto da sentirsi più liberi senza averne uno. La nuova generazione di uomini e donne, è convinta di essersi autogenerata, di non essere nati da un padre e una madre, di essere spontaneamente nati e cresciuti. Figli di coppie scoppiate, scomposte, aperte e ricomposte con altri pezzi di scarto di altre coppie, fanno fatica a comprendere a chi devono la loro vita, a sentire degli obblighi o doveri verso chi si è curato di loro quando ne avevano bisogno, a comprendere quale figura è stata più importante per loro: il padre, il padre putativo, il terzo uomo di mamma, l'amico o chi altri? Un sentimento figlio di un fragore silenzioso scoppiato solo all'interno di piccoli uomini traumatizzati. L'unico punto fisso che rimane ai ragazzi, è una madre sconvolta dalle preoccupazioni e le paure di una vita da sola, ancora non in grado di vivere una vita senza essere la figlia di....la moglie di....gli rimane solo l'obbligo di essere la madre di....e spesso questo è una responsabilità troppo forte per due spalle che non hanno più un braccio che le circonda affettuoso. Forse, nel tentativo di dare il mio contributo a fare chiarezza sull'argomento, io sono stato poco chiaro, niente di grave, basta tenere conto che sono figlio di questo casino...