venerdì 3 maggio 2013

I Rabdomanti


I Rabdomanti

 Il titolo, al plurale incute quasi timore. Parola in disuso e sconosciuta alla maggioranza della gente, etichettava un tempo alcune persone, capaci di cercare e, si diceva di trovare, le vene sotterranee, il punto preciso dove scavando, si sarebbe trovata abbondante, l’acqua.
I personaggi capaci di tanto, erano più famosi e diffusi nella cultura agricola del mondo contadino, specialmente al sud dell’Italia, dove erano rispettati come dei santoni, ricercati e difesi come una proprietà dalle comunità, blanditi e guardati al pari dei guaritori, chiamati a cercare acque sotterranee, necessarie a dissetare famiglie contadine e i loro animali nelle campagne, o ad irrigare i campi.
Ricordo ancora di aver visto questi strani personaggi, aggirarsi per i campi con un ramo di salice (quello dei vimini per fare canestri, alberi che crescono sul bordo dei corsi d’acqua e nelle paludi, dal legno molto flessibile) tagliato un ramo, a forma di Y tenuto per le punte della biforcazione tra la punta dell’indice, il medio ed il pollice mentre lo rigirava lentamente fino a quando, senza apparente intervento dell’uomo, il ramo cominciava a vibrare. In quel punto si scavava allora il pozzo. Se la vena era superficiale e grossa, quell’uomo diventava il Dio dell’acqua e di lui si sarebbe parlato a lungo dappertutto, rendendolo famoso nel tempo e nello spazio, la vena ritrovata sarebbe diventata di bocca in bocca sempre più superficiale e grossa “ …gli uomini scavarono pochi metri e subito trovarono una vena d’acqua che gettava con una pressione incredibile, grossa così…”l’avrebbero raccontata proprio con queste parole, diminuendo ogni volta i metri del terreno scavato in profondità e dilatando il gesto con le mani (indice e pollice teso) ad indicare la corposità del getto. Nessuno avrebbe mai dubitato che, magari un poco più in là, in un altro qualsiasi punto del terreno, l’acqua, si sarebbe potuta trovare ancora più superficiale o di più grassa gettata. Non ci sarebbe mai stata, in nessun caso una controprova. Qual’era lo stolto che avrebbe scavato un pozzo per verificarlo? E se l’uomo diceva che non c’era acqua in quel terreno? Non si scavava. Nessuno avrebbe pagato più giornate di lavoro ad una squadra di uomini con la possibilità di passare per scemo dopo che il rabdomante, demiurgo idrico, aveva sentito che lì, in quel terreno se proprio avessero mai voluto scavare un pozzo, contro le sue indicazioni, l’acqua, l’avrebbero trovata molto profonda e solo un filo striminzito che non avrebbe mai riempito un pozzo. Il rabdomante che io vidi al lavoro, da bambino, era un omone grossissimo ed introverso, con la voce cavernosa dovuta, sicuramente al fumo ed al vino , ma che io , bambino, pensavo  all’umidità di quel suo stare a stretto contatto con le fredde vene umide del sottosuolo, tutto vestito di velluto a coste marrone, aveva piantato un ramo secco nel terreno e ci aveva appesa la sua enorme giacca, dai taschini del gilet pendeva la catena di una “cipolla” l’orologio da tasca, poi aveva rigirato i polsini sbottonati delle maniche della camicia, sull’avambraccio e si era messo a girare per l’aia della masseria con la ipsilon di vimine in mano. Io li ho poi sempre immaginati così tutti i rabdomanti: necessariamente, uomini grandi e grossi e, soprattutto, taciturni, quasi imbronciati fino all’ora di pranzo quando, una volta seduti a tavola, si scioglieva in un chiacchiericcio senza soste ed in una capacità intimidatoria di bere vino. Mi chiedevo allora come mai l’acqua non la facessero cercare alle donne, alla Mamma ad esempio, ero certo che la mamma, qualsiasi madre, sarebbe stata capace di trovare l’acqua anche nel deserto, se il figlio aveva sete. Che ne sapevo io a quell’età che nel deserto le mamme c’erano e l’acqua no? Non ho mai creduto che quegli uomini avessero un potere particolare che gli consentisse davvero di trovare l’acqua, o almeno che tutti gli esseri umani,avessero le stesse possibilità, ma allora mi chiedevo” perché mai un uomo,il proprietario del terreno, chiama un altro uomo per farlo?…” capivo che era una questione di fiducia in se stesso.
Qualcuno ce l’aveva e qualcuno no. Però credevo in un altro potere che aveva quell’uomo e quelli come lui:quello di indurre gli altri a credere in lui. Qualsiasi cosa facciano, ci sono delle persone che riescono, senza evidenti sforzi, ad ottenere dagli altri la loro completa fiducia e, attraverso quella buona disposizione, a tirare fuori il meglio, o il peggio da loro. I prestigiatori ad esempio, hanno bisogno che tutti gli spettatori in sala credano nella loro magìa, perché i loro trucchi appaiano davvero come incredibili. I comici, sono i più abili in questo, sanno di quanto sia contagioso il ridere, così si scelgono alcuni sguardi ben disposti tra il pubblico, ai quali indirizzano spesso il loro durante lo spettacolo, se riesce a far ridere quelli il suo spettacolo avrà successo. Lo fanno anche i cantanti, spesso chiedono al pubblico di cantare con loro e così coinvolto il pubblico monopolizzato è più controllabile e la sua musica sembrerà magica. Alcune persone però sono magiche davvero. Non hanno alcun bisogno di fare niente perché tutto gli viene naturale anzi, è proprio dalla loro naturalezza che scaturisce il potere magico di cui sono dotate. Passano per strada e, senza sapere perché, la gente si volta a guardarli con un sorriso sulle labbra, riescono a rasserenare gli animi agitati durante una discussione, a tirar fuori il positivo da chiunque. No, no aspettate, state per obiettare che ci sono persone che fanno andare su tutte le furie molta gente, che hanno il potere, negativo, di far esplodere rancori e odio, di agitarti solo e ti si avvicinano, sono rabdomanti anche loro? No, suppongo di no, così come l’odio non è il contrario dell’amore. La mancanza d’amore deve essere considerato un fatto patologico, di grande sofferenza per il cuore incapace di amare e per coloro che gli vivono intorno, ma non è breve il passo tra la mancanza d’amore e l’odio, ci sono migliaia di scalini in quella scala che porta dal primo all’ultimo piano. Una persona può non amare, ma potrebbe essere benissimo capace di vivere senza odio alcuno, essere capace di vivere normalmente la sua vita nella quale
ci può essere della comprensione, della tolleranza e perfino dell’affetto. Chi odia invece è preda del male, capace di far male, prima ancora che agli altri, a se stesso. Così chi non è capace di far fiorire dagli altri i sentimenti migliori: la serenità, la dolcezza, l’amore, non sono l’alter ego del rabdomante. Queste persone speciali sono dotate di un potere che si diffonde intorno a loro senza dover far altro che passare in mezzo alla gente, ma tra questi e coloro che sono capaci di far affiorare la rabbia, l’odio, ci sono milioni di essere
umani che, incapaci di far pendere il peso da un lato o dall’altro, vivono come comparse una vita di complemento, sono il pubblico di uno spettacolo in cui le parti da protagonista sono affidate ad altri. Facciamo l’esempio del governo di uno stato democratico, illuminato, buono e l’opposizione politica di chi vuole uno stato di polizia, militarizzato e guerrafondaio, tra queste due opposizioni ci sono i cittadini, comparse da conquistare di volta in volta per la vittoria dell’una o dell’altra fazione.
Così noi dobbiamo intendere i rabdomanti: sono coloro che hanno il potere di far venire a galla tutti i buoni sentimenti senza altro tornaconto di quello di vivere in pace in un mondo migliore, quelli che vogliono il male, lavorano molto per costringere gli altri a rispondere sullo stesso piano. Così io ho vissuto la capacità rasserenante di una signora che ho conosciuto per caso, la sua capacità di diffondere intorno a sé quell’aria speciale era tale che io non riuscivo a trovare neppure le parole per esprimermi, non le trovavo necessarie.
Non sapevo niente di lei, ma ogni volta che l’avvicinavo, il mio stato mentale sembrava disteso sul lettino di un massaggiatore, questo succedeva tutte le volte che la incontravo. Quando ne parlavo a mia moglie, lei mi guardava come a cercare di capire se io mi stessi innamorando di un’altra donna, ma quando la conobbe, rimase lei stessa incantata da quell’aria dolce che si diffondeva e mi disse:è una fata! La tranquillità e la positività che si respirava era tale che anche il marito, un chirurgo ortopedico prestato alla politica, sembrava pregnante di quel benefico potere.
Ma era lei il fulcro di quella sorgente, lo si percepiva immediatamente. Così successe poi in un’incontro con una nipotina di mia moglie, appena quindicenne. La ragazza, completamente ignara di esercitare sugli altri una qualche forma di potere, viveva la sua vita in uno stato di tranquilla accettazione di tutto ciò che avveniva intorno a lei, non si accorgeva che tutto quello che avveniva era già stato modificato dalla sua presenza.
Si era accorta di questo, già da tempo, l’anziana nonna, gli altri la vivevano coscienti che lei non era come tutti. Faceva parte di quei pochi eletti, capaci di saper aprire brecce di positività, nei muri di difesa che ci circondano come per proteggerci e che invece ci fanno prigionieri, facendoci vivere male. Rabdomanti di sentimenti, ma davvero saranno capaci di trovare l’acqua?