lunedì 15 ottobre 2012

L'uomo del futuro



L'uomo del futuro è già arrivato,
senza clamore, ma l'hanno riconosciuto.
S'aggira tra le dune del passato
ed ha in mano il cibo dei suoi giorni,
che le radici crebbero per lui.

L'uomo del futuro ha gli occhi blu,
d'un blu cobalto che vira verso il viola,
quando inasprisce mentre inventa parole,
in un idioma che nessuno ha mai parlato,
per una canzone mai stata cantata.

L'uomo del futuro che non si sa,
tiene la mano a quello del passato
e fanno ponte sul tempo del momento,
mentre quello trasmuta il corrente
in un giorno vissuto, come ieri.

Il nuovo arrivato non ha foga,
stringe i minuti in una mano/morsa,
nella sua gara tutto va a rilento,
s'attarda a commentare il suo sentiero;
è solo il pensiero quello che viaggia forte.

All'uomo di domani è stato dato
un filo nuovo con cui cucire il tempo,
due vele di ricambio per il vento,
una canzone ancora senza testo
e senza voce che lui dovrà inventare.

Ora la scena è sua, dovrà iniziare,
la sala è piena di un pubblico fervente
che aspetta le sue note, le parole
del suo lavoro, del suo do di petto,
il suo progetto della strada da fare.

Ecco che prende il fiato, come un sospiro
il tempo di un'attesa che scintilla,
nel cielo un lampo brilla per un secondo
ed un applauso, come un temporale,
sta per scoppiare con il suo fragore;
la scena è sua, ora potrà cantare.