domenica 17 giugno 2012

Il rilancio dello sviluppo.

Una migliore distribuzione del reddito, in Italia, sarebbe bastato (da solo) a far vivere tutti decentemente, senza tutta questa fregola di premere da tutte le parti, affinché l'Europa si impegni nel rilancio dello sviluppo e dell'occupazione. Diciamoci la verità, il nostro é un Paese che stona al G8. Una Nazione come l'Italia non ha nessun peso internazionale per essere annoverata tra le potenze economiche. Non ha miniere di metalli pregiati o pietre preziose, non ha (più) industrie importanti in settori decisivi che quando non sono beni di consumi, sono armi e tecnologie di guerra,  non ha altro che il primato della moda e della pasta, sinceramente troppo poco per poter comprendere il permanere della nostra piccola Italia, tra i grandi del mondo. Dopo la caduta del muro di Berlino e dei blocchi occidentali e orientali, dopo la fine della guerra fredda e delle fidejussioni americane e sovietiche all'Italia, dopo che la globalizzazione ha fatto dimenticare perfino la grandeur francese, che ci sta a fare il nostro piccolo Paese, in un posto in cui facciamo solo gli yesman dei Poteri Forti? Stiamocene tranquilli in casa nostra, riflettiamo su cosa è significato recitare una parte non nostra, a vivere sopra le righe come se davvero, potevamo stare alla pari con Germania, Inghilterra e Stati Uniti. In poco più di mezzo secolo di "miracolo industriale" di "boom" economico, ci siamo indebitati in modo tale che se non ci vendiamo i gioielli di famiglia, fontana di Trevi compresa, non riusciamo a garantire ai nostri successori neppure i soldi per vivere. Abbiamo appena scoperto che il consumismo di cui eravamo(?) malati non ha prodotto altro che città e campagne invase da rifiuti tossici, che coltiviamo frutta e verdure, in campi che sono vere e proprie bombe ecologiche, che i nostri mari sono praticamente vuoti e così inquinati che i capodogli di passaggio, preferiscono spiaggiarsi e morire. Stiamo ancora imparando a dire qualche volta di no, alle cose superflue ed invece di cogliere l'occasione, non dico di azzerare ma almeno di riequilibrare, il nostro buonsenso su come e cosa produrre per poter dare un lavoro alla gente, che già chiediamo tutti a gran voce, il rilancio economico, un new deal del XXI secolo, proprio se come quello appena finito, non ci avesse spiaggiati, col sederino non abbronzato al sole cocente della più grande crisi di sempre. A coloro che difendono l'occupazione e che la chiedono come un atto di bontà per i lavoratori disoccupati che dicono di rappresentare, vorrei chiedere cosa direbbero se il capitale casereccio e d'importazione aprisse grandi stabilimenti in cui occuperebbero una infinità di braccia a produrre...armi. Ma lo stesso vale per ogni altro aggeggio che non "sembra" così pericoloso, parlo di qualsiasi materiale d'uso tecnologico, i quali non solo servono durante le guerre, ma che fanno una guerra invisibile ad un pianeta che non ce la fa più a nascondere i resti, i residui, gli scarti. Non credo nello sviluppo come medicina di un male prodotto dallo stesso. Ai giovani che cercano un lavoro consiglierei di alzarsi al mattino e di seguire i padri in campagna a produrre pomodori e barbabietole, zucchine e fragole. Forse si perderanno l'happy hour con gli amici, ma avranno capito che cosa é un lavoro e cosa ci conviene fare.