giovedì 21 giugno 2012

Gli italiani diamo il meglio nelle difficoltà?

Non cambia niente amici, chi ci governa non fa che ripetere che ce la faremo da soli, perchè gli italiani diamo il meglio di noi stessi nelle difficoltà e, più dure sono le difficoltà, più noi siamo capaci di fare miracoli.i servi sciocchi della stampa e dei media, appena sentita una fesseria, tutti a ripeterla per sempre, fino a che qualche mente lucida, non li stoppa ridicolizzandoli. Così che tutti ci diamo grosse pacche sulle spalle incoraggiandoci l'un l'altro: "Ma dai che ce la farai, io ti conosco. tu dai il meglio di te nelle difficoltà!"...Perfino nel vacuo mondo del calcio, l'eco si ripete. Prandelli lo aveva appena detto prima della partita della nazionale con l'Irlanda e poi, puntualmente appena finita?..."L'avevo detto io!" Ma che avevi detto Prandelli, sto par de ciufoli! Se la tua nazionale non vince una partita su tre, che cavolo ci vai a fare in giro? stattene a casa! Nessuno ci crede che gli italiani siano capaci d'ogni cosa se messi sotto pressione. Non ci crede Monti perchè anche se la televisione non ne dà più notizia, quelli che non ce la fanno continuano a suicidarsi o a morire di stenti. Non è convinto il trainer della nazionale che se ci credesse, farebbe fare "buuuu" al suo bizzoso centravanti nero dall'inizio alla fine dai suoi tifosi. Non ne é convinto neppure Balotelli che quando ha segnato il suo magnifico gol all'Irlanda si è girato verso la panchina ed ha gridato al suo allenatore "sostituiscimi ora stronzo!" altro che gridava contro i verdi in inglese! Gli italiani, come ogni altro popolo, nelle grandi difficoltà, si disperano ed invocano aiuto come tutti. Molti vanno alle manifestazioni a gridare a Monti e alla Fornero di smetterla, di non averli votati, di non volerli subire e di andarsene a casa, e restano esterefatti a guardare come questi tecnici continuanuino a stare aggrappati alle poltrone quasi come fossero dei politici.

 Gli altri italiani, quelli che non vanno alle manifestazioni, stanno nei campi, nelle poche fabbriche che ancora producono qualcosa, nei posti di lavoro che non hanno ancora perso, dove lavorano il doppio e prendono meno di prima, per consentire di salvarsi il culo all'imprenditore esausto dalle tasse e a guadagnare per se stessi, il necessario per sopravvivere in una crisi bancaria che dobbiamo pagare noi. E' chiaro che nelle difficoltà, in ogni razza e specie, i forti vengono fuori. premiati dalla loro natura, del fatto di non temere di impegnare la loro forza, le loro capacità, per fare il bene per se e per gli altri, perchè sanno da sempre che gli altri non esistono, gli altri sono tanti se stessi che hanno avuto il terremoto infinito ed hanno bisogno di aiuto, di te. Chiaro che nelle disgrazie si trovano sempre degli eroi, se no come si farebbe ad uscirne? Ma quelli sono eroi che tutti i giorni della loro vita non hanno fatto altro che impegnarsi quotidianamente per portare avanti onestamente la loro famiglia, il loro paese, persone eroiche normalmente. Ci sono milioni di eroi che producono nei campi prodotti di prima qualità e necessità, senza mai riscuotere il giusto per il loro impegno, milioni di persone che si prodigano ogni giorno sulle strade nel volontariato per aiutare gli altri che senza quell'aiuto perirebbero della loro vita grama. Eroi che supperiscono alle mancanze governative di assistenza ai propri cittadini, al proprio popolo. Uomini e donne che hanno smesso di guardare verso i loro rappresentanti, poichè sanno che lì non si ergerà nessuno a loro difesa, che tra quelli, proni ai loro priviligi, non ci sono giganti ma pullulano i nani, gli Scilipoti, i Trota, i corrotti e i corruttori, i collusi e i Lusi, i massoni e la casta.
Gli italiani sono grandi lavoratori dotati di fantasia e creatività è vero, ma queste qualità sono sfiancate e messe sotto i piedi quotidianamente da una classe politica e dirigenziale malata, corrotta e clientelare che praticano il più bieco nepotismo. Solo nelle grandi difficoltà, quando i cefali branchiati, le trote e i politici arretrano nelle retroguardie defilandosi di fronte agli impegni, ecco che si possono vedere coloro che hanno qualità e capacità, ma questo non è perchè scatta l'orgoglio italico, ma solo perchè i Lapo e i Trota si mettono in postazioni di salvezza, ad architettare come sfruttare la corrente appena tornerà la calma. Incapaci di saper fare altro, di indossare un casco e spostare con le mani le macerie di un terremoto come di rinunciare a qualcosa dei loro patrimoni infiniti, per poter salvare un vicino, una azienda, dei posti di lavoro o il loro Paese.